martedì 27 febbraio 2018

La domanda peggiore: "Come stai?"

Mio ritocco di uno sguardo sconcertato del Blasco a un concerto, tratto dal video di "Come stai?". Naturalmente, la canzone mi gira compulsivamente per la testa da quando ho iniziato a scrivere questo post, tipo due ore fa, e questa canzone mi fa veramente schifo. Clicca sull'immagine per vedere il video.
[Speravo di poter recuperare qualcosa di già scritto da qualche conversazione privata - di sicuro c'è, ma la mia testa è troppo a puttane dopo giorni a non reggermi in piedi - ma niente.
Quindi, ALÉ!!! Spremiamoci e mettiamoci a scrivere perché, sì, anche questo blog sta diventando una fatica.

Mai una cazzo di scorciatoia.
MAI.
MAI.

Solo "nuovi orizzonti" che si allargano, quando pensi di aver trovato una scorciatoia - quindi, altre variabili da tenere sotto controllo, altre energie da profondere alimentando un sistema che accresce solo la propria entropia.]


Sì, la domanda peggiore è proprio quella: "Come stai?"

Nessuna presunzione di essere speciale, sia chiaro: immagino che sia una bella domanda di merda un po' per tutti.

Per la categoria delle persone affette da disturbo ossessivo-compulsivo e da altre patologie psichiche, invece, immagino sia proprio la domanda peggiore in assoluto.

Parlo in prima persona perché non ho la presunzione di generalizzare a tal punto di parlare per tutti e per tutte.
Anzi, non parlo in prima persona ma in finta seconda persona.

Ecco.
A meno che a farti quella domanda sia uno/a psicoterapeuta o uno/a psichiatra che ti sta seguendo e che ha la delicatezza di trattare la situazione, "come stai?" è la peggiore domanda.

[Sento che sto iniziando ad avere lo sguardo vuoto e mi sta girando la testa, non so se andrò avanti.
Ok, ho lasciato passare qualche minuto, proviamoci.]

  1. La base è che è una domanda del cazzo, una domanda, nella maggior parte dei casi, una domanda di cortesia.
  2. Il passaggio successivo, almeno per chi soffre di D.O.C. in un certo modo, è che non puoi fare a meno di rispondere.
  3. Qui arriva il bello. 
    • Quando dici "Bene, grazie." e stai morendo dentro, giorno dopo giorno, è peggio che prendersi a schiaffi da soli o guardarsi dritti negli occhi allo specchio e sputare contro la propria immagine riflessa - e, poi, dover pulire.
      Avendo provato tutte le situazioni descritte, vi assicuro che prendersi a schiaffi da soli è molto meglio e ti aiuta molto di più.
    • Abbozzi una vaga descrizione di come stai. Ottieni una mezza risposta. Non cambia niente, se non come la sensazione che si prova a prendere per l'ennesima volta coscienza del fatto che si è impotenti (nel senso, che non ti tira più il cazzo e, essendomi fatto in passato anche questa giostra, so di cosa parlo).

  • Variante sul punto precedente: quando a farti la domanda peggiore è una persona cara.
    • Qui, se dici che stai bene, stai mentendo a una persona cara e che, magari, vorrebbe davvero sapere come stai. Oltre al fatto che stai comunque morendo dentro e che preferiresti prenderti a schiaffi.
    • Se dici come realmente stanno le cose, nella migliore delle ipotesi la persona cara non saprà come reagire, a meno che sia una di quelle rarissime persone che sappiano prendere le patologie psichiche per quello che sono: delle patologie, più o meno gravi.

      Nel senso: se uno ha la febbre a 39°, puoi dirgli di coprirsi e riposarsi e farsi di paracetamolo. Non è che gli dici "Ma sì, non è niente, su!"

      Se ha una polmonite, gli dici di farsi vedere al più presto da un medico. Non è che gli dici "E piantala di fare tutte queste scene! Hai solo un raffreddore!"

      Se ha un tumore ai polmoni, cerchi di stare bene attento a quello che dici, sapendo che anche un "mi dispiace" può fare più male che bene. Di sicuro, non gli dici tipo "Beh, a questo mondo non c'è niente di sicuro tranne la morte! Dai che ti rimetti! :) "
    • Se dici realmente le cose come stanno, nella peggiore delle ipotesi rischi di scatenare sensazioni di impotenza o reazioni da lutto o reazioni da "mi stai dicendo questo per ripicca", con una spirale perversa e una voglia immane, da parte tua, di non esistere.

Bene.
Conclusione?

Non fate più quella cazzo di domanda, tanto non serve a niente, come a niente serve alcuna cosa!

P.S. Ma, poi, vi immaginate a rispondere tipo anche solo "Scusami, sono di fretta, devo tornare a casa perché mi sono pisciato addosso?" Grasse risate! :) Anzi, come diceva Elio Rocco Tanica degli Elio, "Ridete, stronzi!".

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