mercoledì 21 febbraio 2018

Situazioni poco piacevoli

Medusa viene decapitata da Perseo. Un tipico esempio di situazione poco piacevole, almeno per lei. Mio ritocco da immagine del blog ellepourart.wordpress.com - Dopo aver capito se ti piace il mio post, clicca sull'immagine per aprire la pagina relativa all'opera.

A volte capita di trovarsi - di trovare se stessi, proprio! - in situazioni poco piacevoli, proprio malgrado, come dicendosi: "E io che cazzo ci faccio qui?!".

Bene. (Bene un cazzo.)

In passato mi era successo di avere diversi episodi di derealizzazione e depersonalizzazione ma quello che è successo oggi era totalmente diverso.

Erano le due e un quarto (lo so perché vedevo l'orologio della cinquantenne cui do lezioni di inglese a casa mia), la stavo interrogando sui significati dei verbi in inglese, partendo dall'italiano o dall'inglese, così che avesse una base per studiare i paradigmi dei verbi irregolari.
Metodico, vero?

Ecco, nonostante il metodo, a un certo punto ho pensato che fosse passata un'eternità.
Ho visto per sbaglio di nuovo l'orologio della discente: era passata solo mezz'ora.

Non si tratta di cose tipo "caspita, oggi non mi passa più!".
Si tratta del fatto che ero totalmente disconnesso dalla realtà e da me stesso, al contrario di quanto successo in passato, in cui avevo almeno un briciolo di consapevolezza di me stesso, che mi dava la sensazione di vivere in un incubo.

"Ma come fai a dire che eri totalmente disconnesso?" diranno i più caga-cazzo e malfidenti fra voi.
Beh, a parte il fatto che mi sentivo come in dormiveglia o in sonnambula, la prova più bruciante e sbalorditiva è stato quando la discente cinquantenne mi ha detto, sorridendo: "Mi vuoi proprio torturare, eh?! :) "
E io, totalmente stupito: "Perché?"
Lei: "Perché è la terza volta che mi chiedi che cosa vuol dire take."
Ovviamente, per me era la prima volta che glielo stavo chiedendo.

Capisci che ti senti un attimino a disagio, no?

In pratica, sono andato avanti in automatico a fare cose a cervello spento e, nel frattempo, era passata un'altra mezz'ora, visto che l'orologio della discente cinquantenne ora segnava le tre e un quarto.

Ho cercato di tirare avanti fino alle tre e mezza, orario pattuito per la fine della lezione, ma mi sono trovato a svenire e cadere lateralmente dalla sedia con addosso una sensazione fortissima di nausea che mi comprime ancora adesso lo stomaco, a scriverne in condizioni un attimo più sane.

Le ho detto che non ce la facevo più e anche la discente cinquantenne deve essersi vagamente resa conto delle condizioni in cui ero - o, almeno, del fatto che stessi poco bene.

Le ho detto che non aveva più senso continuare perché non le avrei generato valore - o qualcosa del genere - e ci siamo alzati per ACCOMIATARCI.

Mi sembrava di essermi ripreso un attimo e - VROM! - crollo contro lo spigolo di un muro, cui riesco ad afferrarmi con le mani.

"MATTEO!" dice lei, preoccupata.

Poi lei se ne va, dicendomi di sdraiarmi.

Lo faccio.
Ore tre e venti circa.
Non ricordo se io abbia pulito il pavimento dell'ingresso, come da rituale quando entra qualcuno da fuori.
Forse sì, forse no.
Mi sveglio pensando che siano le cinque. In realtà, sono ormai le otto di sera.
Altra sessione di condizioni penose, questa volta più consapevole.
Pulisco ancora il pavimento dell'ingresso, chiedendomi se l'avessi pulito o no.

E tutto questo può capitarmi a mia insaputa, in qualunque momento, qualunque cosa io stia facendo, come già successo e come qui dimostrato, registrato e attestato.

Situazioni poco piacevoli, GIÀ

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