martedì 13 marzo 2018

"I'm going for a walk"

28 maggio 2017: una corso Milano deserta per la tappa conclusiva del giro d'Italia
Bene.

In neanche una settimana sono riuscito a smentire due una delle frasi del cazzo che uno affetto da disturbi psichici si sente dire finché non delira letteralmente.

Squillino le trombe e trombino le squillo...

"Vai a fare una passeggiata e vedrai che ti passa! :) "

Soprattutto, detto sempre con l'indicativo presente al posto dell'imperativo "va'", cosa che rende per un ossessivo-compulsivo la frase ancora più dito-nel-culo-dopo-che-il-dito-è-stato-bagnato-e-intinto-nella-sabbia. (Immagino che in tedesco esista una parola sola per esprimere questo concetto, tipo Donaudampfschiffahrtsgesellschaftskapitänswitwe, anche se ne esistono di più lunghe ancora.)

"COL CAZZO CHE TI PASSA! :D "

Ne ho la prova provata.

[Ve lo divido in pezzettini, così vi tengo avvinte e avvinti fino alla fine!]


Parte 0: Forzato all'uscita


Non potevo non uscire di casa perché dovevo buttare i vari tipi di rifiuti (tutto, ovviamente, perfettamente ottimizzato nelle tempistiche di accumulo) e non potevo che ottimizzare (te pareva) andando a comprare l'essenza al bergamotto per la sigaretta elettronica nel mio negozio di fiducia in corso Milano e prendere le cose necessarie che il servizio a domicilio di Amazon non aveva a disposizione (oltre a spremere i dipendenti, non soddisfanno anche i clienti).

Dopo essermi fatto grande violenza (sensazione di veleno nel cervello, di occhi a fessura, di nausea) mi sono lanciato ( = o ti agiti o niente) e mi sono preparato.

Sono uscito da casa con la mia bella felpa di Guerre Stellari pagata meno di quanto tu paghi un paio di calzini, in proporzione, e il mio zaino bello colmo di bottiglie di PET da rendere per avere i buoni da 1 centesimo.


Parte 1: "Fino a qui tutto bene."


Fino alla Fumoteca tutto a posto, più o meno, nonostante il trepidare ai semafori pedonali come se avessi chi sa quale urgenza.

Poi lì, nonostante la squisitissima cortesia di Ale, il ragazzo del posto, e di altri due clienti, ho iniziato a sentirmi sconfortato nonostante fossimo in pochi e con la porta aperta, quindi con una via di fuga sempre a portata.

Alla prima interruzione chiedo quanto devo pagare e mi affretto verso l'Unes di via Manzoni, dove vado sapendo esattamente cosa prendere e dove trovarlo, di solito. Non perché io non lo sapessi, ma perché la derealizzazione progrediva.

Non questa volta, ovviamente.


Parte 2: Vertigine su duecento metri di cazzi quadri


Saranno 200 cazzo di metri quadri (o duecento metri di cazzi quadri, che si appoggiano su 2x palle quadre) e non so quante volte li avrò girati, via via con meno controllo e sempre più giramenti di testa.
Non so quanto ci sarò stato dentro.

La compagnia di due extracomunitari (uno nero, uno dell'est, il primo sulla trentina abbondante, il secondo sulla ventina) che erano in coda ordinatamente dietro di me e mi hanno chiesto se potessero passarmi con le loro due birre scrause mi è stata di grande conforto.
"Maffia italiana!!!"
Dicevano commentando facendosi beffe della frettolosa uscita di un italiano evidentemente bruciato, sbronzo o tossicodipendente. Oggettivamente la situazione era quella. Il tipo aveva mollato alla cassiera il resto per la sua birra scrausa e non aveva aspettato men che meno lo scontrino (carina, la cassiera, fra l'altro).


Parte 3: [Mi sta venendo da vomitare. Prendo gli ansiolitici e ripreso a scrivere.] "Sono proprio stronzo."


Vabbeh, qui vado veloce: c'era un incapace fuori dalla Cattolica Assicurazioni che ha cercato di fermarmi dicendomi "Buongiorno, signore, lei lavora?" "No..." "Beato lei!" (Lievemente alterato) "No, sono DISOCCUPATO." Abbastanza una merda, no?

Poi ho anche cercato di trasformare questa merda in un'opportunità.

Sono tornato sui miei passi, elaborando una strategia, gli sono passato davanti con ampi ritorni un paio di volte e gli ho proposto per dieci euro una consulenza su due piedi, facendogli notare con piglio da imprenditore 2.0 che c'era qualcosa che non andava nel suo approccio alla comunicazione.

Fatto sta che non mi è stato ad ascoltare neanche quando ho iniziato a scendere nel tecnico e gli ho fatto ragionamenti sul ritorno sull'investimento rapportato al tempo speso ("Sai che col tempo che stai perdendo a parlare con me stai perdendo non sai quanti potenziali contatti... e non pensi che valga la pena ascoltarmi per dieci euro?"). 

Vabbeh, il tipo mi aveva pure detto che arrivava a guadagnare 20-30 euro l'ora, quindi non ha ben presente cosa voglia dire investire in formazione.

Ovviamente, era imbarazzatissimo nel non saper gestire la situazione, neanche di fronte all'offerta di qualcuno che lo aiutasse a migliorare. A prezzo stracciato. Quasi quasi, uno di questi giorni ripasso di lì vestito mediamente bene e lo tarello.

Morale: me ne sono andato salutandolo calorosamente per spiazzarlo ancora di più e pensando "Un incapace come quello prende 20-30 euro all'ora, va in giro a dirlo al primo che passa per strada e io prendo 15 euro all'ora a dare ripetizioni. Sono proprio STRONZO."


Parte 4: Entra in scena la femme fatale: la bella estetista dallo sguardo omicida"


Ero lì, tutto immerso nel mio sentirmi profondamente STRONZO e a non farmi stirare agli attraversamenti pedonali (ma solo perché non ho la certezza di rimanerci secco) quando, ad un tratto,
sgattaiola da dietro le mie spalle, sulla sinistra, lei, la femme fatale: la bella estetista dallo sguardo omicida, oggi vestita completamente in nero (o, almeno, alla mia vista offuscata, così è parso).

Mi ha salutato sorridente, di un sorriso che le stava comunque divinamente nonostante lei sia femme fatale. (Ginevra, se mai leggerai fin qui, sappi che è tutta colpa tua se vedo la bellezza nelle donne con altri occhi, dopo aver visto te e aver notato certi tuoi dettagli. * cuore nero * E sai anche della pioggia.)

Mi ha chiesto come andasse e io ho scosso la testa. Ci deve essere stato un fraintendimento. Lei mi ha chiesto "[...] come va?" e dico "[...]" perché ero così in stack overflow che non ho neanche capito cosa mi avesse detto.

Mi ha aiutato lei con un "Giornata no?" "Settimane no..... e tu?" "Io stamattina mi sono svegliata un po' sverza..." Cazzo, non sa quanto io le invidi quell'aura che promana anche se è sverza!

E, comunque, lei è persona che capisce. È una tipa tosta e sensibile, empatica.
Peccato che io non sia il suo tipo e che lei non sia un po' il mio. O, forse, ci stiamo sbagliando.

Abbiamo fatto quattro passi insieme, però.
Quattro passi di numero, uno due tre quattro.
Lei si doveva fermare a prendere un gelato.

Io sia mai che mi aggregassi. No.
Un "Ti dispiace se ti faccio compagnia?".
No, perché a me dispiacerebbe farle compagnia.

Sono tornato a casa, meditando tutte queste cose nel mio cuore (cfr. Lc 2,19).

Ho svuotato lo zaino dalla spesa, ho fatto mille cose al rallentatore, se n'è andato un pomeriggio nel nulla, coi miei processi in background, con l'avvelenamento mentale in corso.


Parte 5: Grand finale


Mi alzo dalla sedia dov'ero, faccio per andare in bagno e, sulla soglia del bagno, mi piscio addosso, una pisciata enorme, nonostante avessi già dato neanche un'ora e mezza prima, una pisciata di quelle in cui devo stare immobile altrimenti straborda dal pannolone e faccio Pollicino di piscia.

Prossima volta, vacci tu a fare la camminata, stronza/o.

Exit

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