domenica 18 marzo 2018

"Non è dormire"

Stazione ferroviaria di Milano Romolo, 26 ottore 2015, ore 20:00:51. Mio scatto portato in bianco e nero e raddrizzato. NON SONO STATI RITOCCATI LUMINOSITÀ E CONTRASTO.
"Non è dormire: è chiudere gli occhi col cervello che si annebbia, senza riposo."

Vi sembra una frase scritta o detta da me? No. L'ha detta mia madre.

L'ha detta mia madre dopo avermi visto "dormire" praticamente tutto il giorno a casa dei miei nel sonno regressivo.

Mi ha detto che continuava a vedere che muovevo i piedi, che magari poteva essere dovuto alle fasi del sonno, ma che si capiva che, comunque, non era un sonno rilassato.

"Non è dormire: è chiudere gli occhi col cervello che si annebbia, senza riposo."

Ora, posto che con mia madre ho sempre avuto un rapporto comunicativo poco sereno nonostante io abbia sempre cercato di dire le cose esattamente come stavano (forse è proprio per quello che il rapporto è sempre stato poco sereno), la cosa mi ha tremendamente stupito.

"Caught off the guard". Odio ricorrere alle espressioni in inglese ma questa è l'espressione più sintetica e adatta, pregnante.

Sì, perché ti sbilancia, ti fa perdere tremendamente l'orientamento che tua madre si sia resa conto esternamente di qualcosa cui, ormai per abitudine, ti eri assuefatto.

Come un pugno o una pugnalata che arriva involontariamente dritto a una zona scoperta della guardia.

Deve essere stato parimenti tremendo per lei realizzare le mie condizioni (ieri mi ha detto che aveva notato che c'era qualcosa in me che non andava da diversi mesi, da prima di natale, data alla quale facevo risalire il mio nuovo malessere).

In questo, non c'è per me neanche un vagamente e schifosamente consolatorio "Ecco, finalmente se n'è resa conto anche lei".

Anzi, un pensiero del genere non fa che aumentare il dolore, perché aggiunge sofferenza alla sofferenza, come quando ti dicono che ti dispiace per le tue condizioni.

Egoisticamente[, poi], non me ne faccio niente (con tanto di pleonasmo, sì) del dolore altrui, dell'empatia del dolore quando diventa avvelenamento emotivo.

Io non sono qui per farmi piangere addosso né per piangermi addosso: la condizione è quella di una lama oggettiva di ghiaccio che ti entra nel costato.
Le lame non hanno sentimenti.

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