martedì 13 marzo 2018

Sarò breve

Mio ritocco di un'immagine satirico-grottesca circolante dopo l'emersione dello scandalo di Abu Ghraib, prigione irachena in cui i detenuti erano sottoposti dall'esercito statunitense a torture e umiliazioni. (Si fa il verso a una marca di margarina diffusa negli Stati Uniti, "I Can't Believe It's Not Butter.") Per approfondimenti sul tema Abu Ghraib, cerca "Scandalo di Abu Ghraib" su Wikipedia. Per andare alla pagina dell'immagine originale, clicca sul mio ritocco. Prima, però, clicca su "Continua a leggere..."

Sarò breve - o, almeno, spero.

Il fatto che io abbia iniziato con una ripetizione del titolo e con un'incidentale a fine periodo e che ora stia scivolando nel metatestualismo non promette bene, ma tant'è.

Ok. *Si schiarisce la voce, anche se sta scrivendo, e lo fa davvero*


Scenario 1: "Ma allora vedi che stai bene?"


Uno cerca in tutti i modi di resistere, di stare a galla in questo mare di merda chiamato vita da ossessivo-compulsivo.

Uno cerca di resistere a oltranza e si rende conto che non ce la sta facendo più quando ormai è crollato.

Il guaio, il fottuto guaio, è che non tutti da fuori se ne accorgono.

Per carità, non siamo qui a elemosinare pietà, anche perché potrebbe avere effetti perversi.
Per carità, siamo in un mondo in cui si chiede continuamente a tutti di buttare il cuore fuori l'ostacolo.

Ma, PERDINCIBACCO, se ti dico che sto male, che sto male del mio male, non vuol dire che riuscire a fare cose che per altri sono normali - o, paradossalmente, a farle mille volte meglio, perché sei un ossessivo-compulsivo del cazzo ed è solo per quello che le fai mille molte meglio, perché la perfezione per te è una malattia - se ti dico che sto male non vuol dire che riuscire a fare cose che per altri sono normali implichi che io stia bene.

NO. Né per me, né per tutta la merdosa razza di quelli come me. Vuol dire che là fuori (*indica con l'indice destro, estendendo il braccio all'indietro*) c'è un esercito di malati che si spreme i coglioni e le ovaie per uscire dal letto la mattina e uscire di casa (magari dopo aver vomitato succhi gastrici e bile nel cesso) e stringere i denti.

E poi si sente pure dire "Ma allora vedi che stai bene?".


Scenario -1: "Non ci credo che stai sempre così male!"


(Ok, forse sono un po' troppo rancoroso, forse oggi sono arrabbiato, forse lo sono sempre [polo A] oppure mi capita un po' troppo spesso di trovarmi di fronte a persone che non credono al fatto che io stia male [polo B]. Vivo sempre in questo dubbio, oscillando da una parte all'altra - e nessuna delle due polarità è rassicurante. Soffro anche di disturbo bipolare, comunque.

Ah, e, ancora una volta, non che io pensi di essere il solo. Sia mai. La cosa non aiuta comunque, mi ripeto.)

Il versante opposto in una valle che frana su se stessa: il trovarsi di fronte a un'incredulità sorda e cieca, a un muro di gomma che sembra fatto di idiozia e di mancanza di tatto.
La cosa fa particolarmente specie quando la si riscontra in esseri umani di sesso femminile.

Vuoi il certificato? Posso portartelo.

Vuoi che prenda a testate un muro? Già fatto, e non certo per dimostrare qualcosa a te ma perché la merda che ho dentro preme così forte che deve trovare il modo di uscire e, se non esce attraverso il dolore, esce attraverso l'insonnia, i mal di testa, il non riuscire fisicamente ad alzarsi dal letto...

Vuoi che sia qualcun altro a dirtelo? Te lo trovo.

La stessa cosa, sempre, per troppi anni, da troppe persone, finché morte non ci separi. Me stesso da me stesso.


P.S. Esperimento etnografico che mi ripropongo spesso di fare


Siccome lo scenario -1 si presenta spesso quando qualcuno ti chiede "Come stai?", mi piacerebbe porre la stessa obiezione, ribaltata in positivo, al sentirmi dire "Tutto bene!".

"Non ci credo che stai sempre così bene!"

Da provare.

Spero di riuscirci, prima o poi. Se sono riuscito ad avere una storia d'amore con una ragazzina sconosciuta in treno lanciandole dal finestrino una foto su cui avevo scritto i miei recapiti, posso farcela a fare anche questo.

Sempre che io torni a uscire da casa.

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