giovedì 26 aprile 2018

"Il mondo fa schifo! Ragazzi, IL MONDO FA SCHIFO!"

"Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: «Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.» Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio." ("L'odio", film del 1995 di Mathieu Kassovitz con Vincent Cassel, Hubert Koundé e Saïd Taghmaoui.)
Sì, queste esatte parole.

Urlate a squarciagola per strada a Monza, in via Borgazzi 83, all'incirca, andando verso il centro.

Chi mai le avrà urlate?

Stranamente, non io.

Stavo ritornando dall'alta Brianza a casa mia perché avevo appuntamento con un uomo o ragazzo per vendergli dei giochi dell'Xbox 360 a pochi euro.

Ore 13:40: sto uscendo con la macchina da via Philips e svoltando verso sinistra, verso il centro.

Col fatto che ho una macchina ibrida, a basse velocità il termico non parte e si sentono tutti i rumori che provengono dall'esterno. Per di più, avevo un finestrino abbassato e quel finestrino era lato passeggero - esattamente sulla fonte d'origine delle urla.

Guardo i palazzoni di fronte per vedere se c'è qualcuno che si sta buttando e mettermi al sicuro prima di fare qualche incidente per via di altri che guardano i palazzoni di fronte per vedere se c'è qualcuno che si sta buttando.

"Sono troppo bassi: se uno si sta buttando da lì, è veramente un coglione e non si ammazza neanche!" considero in modo totalmente fisico e matematico, distaccato - proprio come se mi fossi dovuto buttare io.

E, invece, no!

Dopo aver sentito "Il mondo fa schifo!", mentre viene pronunciata la frase "Ragazzi, IL MONDO FA SCHIFO!"vedo camminare sul marciapiede sulla destra, in direzione centro Monza, una ragazza che avrà avuto una trentina d'anni, pelle leggermente olivastra, capelli mossi neri raccolti in una stupenda crocchia approssimativa sopra la testa, con un braccio tatuato, [canottiera nera a spalla larghissima, jeans neri, zaino o borsa malamente a tracolla. Urlava dimenando le braccia, come per cacciare via lo schifo.]

<Tempo esterno che scorre al rallentatore>
"Cazzo, sembra lo shrapnel umano che ero io quando non prendevo gli psicofarmaci!
Adesso accosto, le cammino incontro e la bacio.
Oppure la fermo gentilmente e le dico che no, il mondo non fa schifo: il mondo fa proprio CAGARE COL BOTTO!
Magari andiamo ad ammazzarci insieme...

Però alle due ho appuntamento per vendere i videogiochi... cazzo... magari, però, faccio in tempo ad incontrarla facendo la strada al contrario dopo aver venduto i videogiochi..."
</Tempo esterno che scorre al rallentatore>

Arrivo fino a casa, entro in garage coi giusti tempi, poso in casa ciò che devo posare, guardo il cellulare: la vendita dei videogiochi è saltata.

Non mi ero accorto di niente perché il potenziale acquirente mi aveva sì scritto un SMS ma io, stranamente, non avevo la suoneria attivata né avevo il cellulare attaccato al parabrezza.

Con tutti i semafori rossi che ho beccato, avrei potuto leggere il messaggio, accostare e parlare a quella ragazza.

E, invece, no!

Tutto questo per sei euro di videogiochi che poi non sono neanche riuscito a incassare.

Sintomi dissociativi immediati, bozzolo regressivo nel sacco a pelo nero.

Il mondo fa proprio CAGARE COL BOTTO - cominciando da me.

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