lunedì 30 aprile 2018

Letargo e suicidio

Il cortile del complesso di palazzine in cui abito, visto dalla mia mente oggi, 30 aprile 2018, con una ventina di gradi.


Avete presente che, d'inverno, nei paesi freddi o nei luoghi freddi, gli animali vanno in letargo?

Avete anche presente che, specialmente d'inverno, nei paesi più vicini al circolo polare artico il tasso di suicidii è più alto che in quelli più caldi?

Se non avete presente, ve l'ho appena detto.

Anzi, mi viene da soggiungere che - ipotesi mia ma magari scientificamente dimostrabile e, nel caso, voglio la grana - anzi, mi viene da soggiungere che il tasso di suicidii sia più alto nei paesi più vicini al circolo polare artico proprio perché l'uomo non va in letargo, perché l'uomo si è autoimposto la civilizzazione, gli orari di lavoro, le routine, i cicli sonno-veglia non in funzione dei ritmi della natura ma in funzione dei ritmi della società e del sistema produttivo.

(Sì, strano leggere una critica radicale alla società nel senso produttivo-capitalista del termine su questo blog ma è proprio in seno a questa società che vivo i miei disturbi mentali.)

Quello cui sicuramente ho assistito io su di me, come i primi psicologi che sperimentavano su se stessi, è che i mesi invernali portano la mia mente in condizioni da circolo polare artico. Perlomeno, così è stato quest'anno e considerate che non è stato neanche un inverno particolarmente freddo.

Forse ho delle disfunzioni all'ipotalamo a livello strettamente organico, chi sa! Anche perché, quando mi sento la febbre, la misuro e ne ho 36,2.

E anche il mio sonno regressivo di questi giorni, nonostante fuori faccia caldo e ci sia il sole, ha un che di letargico. Nonostante sia ormai primavera.

Sì, come se la mia mente avesse quotidianamente bisogno di un letargo per rigenerarsi, per proteggersi dal freddo e dalle ostilità che vengono da fuori - il sovraccarico sensoriale, nel mio caso.

Lo stesso dicasi per l'alimentazione compulsiva che mi prende quando mi sveglio dal sonno regressivo per poi ritornarci subito dopo: ho realizzato un'ora e mezza fa che non troppo differente deve essere la sensazione che ha in corpo un orso rintanato in una grotta, dopo aver messo su grasso per l'inverno.

Lo stesso dicasi per l'ideazione suicidaria: vien da sé che, se nella mia mente siamo più vicini al circolo polare articolo di quanto lo siamo fisicamente, la spinta al suicidio sia nettamente maggiore e quasi naturale.

Una risposta paradossalmente fisiologica e automatica ad una malsopportazione psicologica estrema delle condizioni in cui mi ritrovo.

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