giovedì 26 aprile 2018

Ritorno alla madre merda

Visto che non trovo più una foto che scattai in bianco e nero una dozzina d'anni fa a una merda di cane sul marciapiede di un posto dove andavo in skateboard, metto una foto di Eddie Vedder che fa la seconda voce sull'ultima canzone dell'ultimo concerto dei Ramones, ché attira sicuramente un sacco di gnagna - anche perché continua a girarmi in testa quella canzone.


"Care lettrici, cari lettori,

ieri è stata una giornata di merda, quindi oggi scriverò un post a cuor leggero su quello che mi è successo oggi."

"Ieri" era il 23 aprile, "oggi" sarebbe stato il 24 aprile, che poi si è rivelato di nuovo una merda fino alla sera.

Però poi alla sera del 24 sono stato bene grazie ad una ragazza (una chattata online, eh, mica che andiate a pensare che io abbia trombato, limonato, fatto l'amore, baciato appassionatamente, sia uscito o cosa). Però è servito.

Ho dormito solo 3 ore fra il 24 e il 25 (non avevo preso i sonniferi, pensavo bastasse lo stare bene) ma ho pensato a quella ragazza per quasi tutto il tempo in cui sono stato sveglio. Decisamente piacevole.

Poi sono salito in alta Brianza dai miei e sono addirittura andato con mio padre e mio fratello dal Bedetti a comprare i pomodori e le erbette da piantare nell'orto.

Guidavo io. Sereno.

Poi a casa. 10.30. Birra Coop con Gazzosa Lurisia: ottima, ve la consiglio.

Lavoretti nell'orto con gli altri due maschi di famiglia (oltre me). Sereno.

Birra. Spritz come aperitivo, pranzo in terrazzo, pasta ncasciata (per me vegetariana). Nero d'Avola. Ottimo.

Limoncello fatto in casa.
Ottimo.

Conversazione con mia madre sulla mia situazione attuale, con le lacrime che mi scendevano da sole dagli occhi di tanto in tanto.
Ottimo.

Nonostante l'alcol, la fatica e il poco sonno, non sento la necessità di mettermi a dormire come una merda, come sarebbe accaduto in qualunque giorno festivo a casa dei miei (ma anche in qualunque giorno feriale a casa mia, senza aver bevuto e senza correlazione con gli psicofarmaci).

Mi metto al computer, sbronzo, a fare pulizia manuale dei file su un hard disk smontato che vagava per casa, così che mia madre avesse solo i documenti da precedenti backup e non tutti i file di sistema inutili.

Invito una ragazza ad uscire, addirittura. Una cosa informale, birrette scrause alle panchine sotto casa dei suoi o nel bosco vicino a casa dei suoi.

Ci mettiamo d'accordo per un orario che non era quello che volevo io ma va bene: cioè, già una cosa del genere mi avrebbe dovuto far sprofondare nella merda.

Vado avanti a lavoricchiare al computer.

A tre quarti d'ora dall'incontro accendo internet sul cellulare (l'avevo lasciato in modalità aereo per farlo caricare più in fretta in vista dell'incontro).

Appuntamento saltato, per farla breve.

E lì mi è crollato tutto addosso, anche fisicamente.

E, Cristo, non può crollarti tutto addosso così. Sintomi di febbre, mal di testa, dolori muscolari, voglia di vivere sotto i piedi.

Codipendenza? Non credo.

Credo profondamente che una persona debba stare bene di per sé prima di aprirsi agli altri.

Fondamentalmente, di conseguenza, dovrei sempre vivere sbronzo, fatto, da solo e in un contesto ipercontrollato (da me), visti i fallimenti CLAMOROSI degli ultimi quasi due anni a questa parte.

Perché, per star bene con te stesso, devi saperti relazionare agli altri ma per relazionarti agli altri devi star bene con te stesso - e non puoi stare-bene-con-te-stesso-in-relazione-agli-altri (ciao, Heidegger!) se hai bisogno di quella che diventa una stanza da manicomio vecchia scuola, con le pareti imbottite per impedire al malato di farsi male (vedi la truffa subita in stato di dissociazione).

E quella stanza, signore mie, signori miei, rischia di diventare grande quanto il mondo.

Perché quel manicomio diventa la tua testa - e te la porti sempre dietro.
A meno che tu decida di mozzartela.



Poscritto: è bello vedere come, dopo tutto l'alcol, la fatica, l'insonnia, gli psicofarmaci e i sonniferi che ho preso ormai un'ora e mezza fa e che, secondo gli psichiatri, dovrebbero di loro STENDERMI PRATICAMENTE ALL'ISTANTE, sia l'1:25 del 26 aprile 2018 e io sia ancora sveglio, con una serenissima voglia di non esistere e a scrivere cose totalmente inutili in una forma che, per la maggior parte del post, ha fatto schifo al cazzo.

Poscritto al poscritto: è bello vedere come la maggior parte del post, che ha fatto schifo al cazzo, sia quella della parte più serena del racconto.

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