sabato 12 maggio 2018

"Ma non hai fatto che bene!!!"

Te lo dice anche Lemmy: "Ma non hai fatto che bene!!!" - Mio ritocco da immagine originale al link in fondo al post.

Sono queste le parole che mi capita spesso di dire nella mia testa.

Anzi: più che dirle, me le urlo, quasi complimentandomi con me stesso e, al contempo, insultandomi o rimproverandomi a morte. O a merda. La merda che sono.

[Queste parole] sono la versione edulcorata - se così vogliamo dire - di quelle che mi sbraitavo contro-dentro verso la fine del 2016, quando iniziò la merda in cui ancora sono a mollo.

Magari mi veniva voglia di uscire, di andare a farmi un aperitivaccio al Libra (lo consiglio a tutti quelli che non siano propriamente delle fighette, fra l'altro) o di uscire a farmi una passeggiata la domenica pomeriggio a Monza.

"Ma dove cazzo vuoi andareee?!?!?!"

oppure

"Ma non vedi che cazzo di faccia c'hai?!?!?!"

e, PURTROPPO, era verissimo.

Arrendendomi all'idea che avrei passato l'ennesima serata in casa, mi capitava di incrociare il mio sguardo allo specchio nello svestirmi per fare la doccia (era ed è un peso anche quella, quando non hai prospettive per te stesso, ma la DEVI fare per forza perché sei un cazzo di ossessivo-compulsivo).

Mi capitava di incrociare il mio guardo allo specchio e vedevo i miei occhi gonfi, pesti, come se avessi pianto, o sottili come se avessi passato tutto il giorno a bere o a farmi le canne.

No.

Erano semplicemente così, semplicemente così orrendi per via di tutta la merda che avevo (e che ho) in testa.


E ora?


E ora è la stessa cosa ma con meno dolore.

"Ah, che bello, con meno dolore!" - vi sarete magari detti.

Eh, no, signore mie e signori miei! Perché, purtroppo, il dolore ci tiene in vita. Quando studiai psicologia generale, il professore (di cui non ricordo il nome - e me ne dolgo) disse che una vita senza dolore sarebbe una vita estremamente piacevole ma estremamente breve. 
"Pensate se non provaste dolore e vi capitasse di stare con una mano su un fuoco: voi non vi accorgereste di niente, stareste lì e, intanto, andreste a fuoco."

Penso che renda bene l'idea.

E ora è la stessa cosa della fine del 2016 ma con meno dolore o, forse, con un dolore più perverso, in un senso etimologico: un dolore che prende strane deviazioni, che non arriva dritto al punto, che si muove a volute.

La conclusione è quella di una dissociazione a strati fra me stesso, in cui l'autoanalisi non serve a nulla.

Le esperienze sono diverse.

  • Pensare "Beh, andiamo a vedere se c'è questo libro/paio di scarpe in sconto, così ci facciamo due passi in centro!", poi ricordarsi che è meglio telefonare e, puntualmente, il libro o il paio di scarpe non c'è.
  • Andare al ristorante cinese fuori casa a pranzo (perché a pranzo costa meno) pensando di essere arrivato appena dopo l'ora di apertura, quindi col locale praticamente vuoto mentre, invece, era già passata mezz'ora dall'orario di apertura e il ristorante si stava riempiendo.
    Ansia, panico, incontinenza. Sarebbe dovuto essere un momento di godimento: è stato un momento di sconforto.
  • Sarei dovuto andare a festeggiare il mio compleanno al ristorante messicano Aldea Antigua di Carate Brianza, coi miei: non ci sono andato, sono stato a casa loro e già è stato MOLTO.
  • La mia vicina di casa, una ragazza veramente carina, gentile e dolce, mi ha invitato a cena da lei una sera, una sorta di ringraziamento per averla avvisata che c'erano in giro due ragazze a truffare porta a porta o a controllare le presenze nelle case. Una cena spartana, niente di più, niente di meno, anche perché è fidanzata con un ragazzo che mi sta un sacco simpatico. L'avevo avvertita che, molto probabilmente, non ci sarei riuscito
  • Un ragazzo carino e amabile, amabile come il Lambrusco proprio, mi invita spesso ad uscire con lui per berci qualcosa oppure mi propone in regalo biglietti per partite di un certo sport che mi piacerebbe anche seguire: rinuncio sempre in partenza. Poi, infatti, non ho PURTROPPO alcun rimorso. [Non cito il suo nome perché penso tenga all'anonimato online.]
  • La stessa cosa vale anche quando mi invita ai concerti dei suoi mille progetti musicali. (Qui non li cito perché sono veramente troppi e la mia testa è in condizioni penose.)
  • La stessa cosa vale anche per un mio caro ex collega, un ragazzo cui proprio un voglio bene dell'anima e che canta nei Morning Sun, gruppo tributo agli Oasis che sa prendermi più degli Oasis stessi.
    Ogni volta che suona qui dalle mie parti (a dieci minuti di macchina), me lo fa sapere sempre in anticipo. Io ci spero sempre ma sto sempre di merda.
Altro?

No, direi che basta così.

"Sei rimasto a casa?
Ma non hai fatto che bene!!!"




L'immagine d'apertura del post è tratta da questa pagina.

19 commenti:

Anonimo ha detto...

Non sei una merda. I pensieri di merda li abbiamo tutti, i comportamenti e gli atteggiamenti di merda li mettiamo in atto tutti, ma non siamo delle merde. È solo una questione della frequenza con cui li metti in atto. Se lasci che siano dominanti è finita... se li releghi in un angolo e gli dai il giusto valore di "merda passeggera" lasci spazio a pensieri diversi, positivi e stimolanti. Se cambia la percezione di ciò che sei e di ciò che è il mondo cambieranno anche i tuoi pensieri è, di conseguenza, il tuo modo di fare e di essere. Disturbi e problemi ce li hanno tutti, Dio compreso, e questo non ci rende delle merde. Sei sensibile, sai essere ironico, sei geniale quando vuoi, sei colto intelligente e sai scrivere bene quindi no, direi che una merda non sei. La prossima volta che qualcuno ti chiede di uscire fallo. Fallo e basta. Non pensare a niente. Cosa vuoi che succeda? Il mondo continuerà a girare, nessuno morirà (dovessi morire tu, poi, non ti dispiacerebbe nemmeno) e poi chissà, rientrato a casa, potresti pure dire: cazzo, bella serata!! La prossima volta esci. Per favore. Fallo per me.

Anonimo ha detto...

P.s. Non fraintere le mie parole: non ti sto dicendo "fai una passeggiata che ti passa tutto!"

DICATVM MORITVRIS ha detto...

Ho in canna un post sulla tematica quale la comunanza di merda e disturbi condivisi. Ad ogni modo, caratteristica intrinseca dei miei disturbi è il funzionare secondo una logica "tutto vs. nulla", quindi il "mettere in un angolo i pensieri non funziona" - "Nessuno mette Merda all'angolo!" (quasi-citazione :°D).
Posso concordare sull'elenco di caratteristiche positive che mi attribuisci anche se, duole dirlo, lo faccio più per abitudine al sentirmele dire che non per il crederci veramente, mi sa. Ma non iperanalizziamo, se no non se ne esce più.
Preciso solo che la "genialità" non viene a comando e, anzi, come avrai letto negli scorsi post, la parte scritta più serenamente era quella più penosa. :°D
Cosa mi succede se esco? Già fatto, già provato, anche da solo: mi vengono gli attacchi di panico o mi sembra che le pareti del posto mi incombano addosso, mi piscio addosso (stare 20 minuti con la piscia nel pannolone non è piacevole... figuriamoci una serata intera! Hai provato l'esperienza? XD ) e il non poter tornare immediatamente a casa non farebbe che peggiorare la situazione.
Analizzando la situazione molto freddamente e schiettamente, devo dire che, negli ultimi tempi, il mio orizzonte di movimento "per tempo libero" si sta sempre più stringendo a orizzonti limitati, nonostante i tentativi di allargarlo. Sarebbe, tuttavia, storia troppo lunga da raccontare e un pedinamento millimetrico non servirebbe a nulla. Mi evito questa fatica, guarda che bravo che sono! ;)
Ah, prima di farmi una sana birretta (in casa), un'ultima cosa ma che è la prima a livello di importanza: se devo fare qualcosa, devo farlo PER ME, non per te, chiunque tu sia. :) Non potrai che concordare su questo, nevvero?

DICATVM MORITVRIS ha detto...

Cioè, la pisciata nel pannolone non è piacevole a livello strettamente dermico e percettivo, ormai mi si sa irritando la pelle del contorno-pacco! XD

Anonimo ha detto...

Avevo riletto il mio commento dopo averlo pubblicato e avevo pensato che in fondo quelle parole le stavo rivolgendo a me stessa. Constatazione amara ma, cosa vuoi, a volte ti considero un po' il mio alter ego sconosciuto. Dico un po' perché, tolte le somiglianze, rimangono le differenze e sono abbastanza rilevanti. Non sono sicura di convenire sul fatto che ogni cosa che si fa vada fatta per se stessi. (D'altronde non sono sicura di niente). Mi sembra, però, che tu non sia propenso a fare delle cose buone per te stesso: da qui quell'istintivo, infelice, e non intenzionalmente presuntuoso, "Fallo per me". Era forse, inconsciamente, una preghiera, un riporre in te le mie speranze per ogni maledetta volta in cui mi sono detta "ma dove vuoi andare in questo stato?" e non sono uscita. Ti chiedo scusa. D'altra parte non sono nemmeno sicura di convenire che la merda non si possa mettere da parte. Io l'ho fatto, a volte (raramente, ma ci sono riuscita) e ogni volta, anche se è durato poco, è stato bello. Credo che finché non ci venga riconosciuta l'incapacità di intendere e di volere siamo capaci di intendere e di volere: la volontà può produrre effetti sorprendenti. La mia capacità di intendere e di volere, a volte, latita ma non è ancora estinta. Sai cosa spero? Che tu possa trovare una persona per cui ti ritrovi a dire "ok, se non lo faccio per me lo faccio per lei". E lo spero perché, anche se non ti conosco, anche se io ho la mia vita e tu hai la tua, provo empatia per te, è mi dispiace sinceramente sentirti dire che sei una merda. Credo non sia vero. Comunque ti rinnovo le scuse per le mie parole, non volevano sminuire la gravità della tua situazione. Un'ultima cosa: hai mai provato la terapia breve strategica? Che ne pensi?

DICATVM MORITVRIS ha detto...

Ah, quindi sei proprio una sconosciuta sconosciuta anonima anonima! :°°° WOW, il mio blog sta avendo successo. Che figata.

Beh, fatto sta che le proiezioni degli altri su me stesso mi sono sempre andate un po' strette e, se avessi voluto essere oggetto di proiezioni, sarei nato telo da diapositive. O Télo Michel (pieno di figa, fra l'altro - di cui non saprei che fare, fra l'altro).

Non occorre che si convenga su alcunché, comunque, hai ragione - la frase era alla prima persona singolare, comunque, dunque parlavo di me, non generalizzavo
Tu hai bisogno di qualcuno per cui agire? Nel senso, la cosa ti sprona, ti fa star meglio, ti inebria? Bene, hai il tuo modo di agire e di motivarti eterodiretto. Non lo metto in discussione.

Io ho scoperto che, nei momenti in cui sono stato bene con me stesso, era perché, prima di tutto, agivo per me stesso, non per stimolo di qualcun altro. Stop.
Ah, e durò per un anno e mezzo circa, che non fu poco! Più un altro paio di volte, per un totale di circa di - arrotondiamo - tre anni. Non sminuisco alcunché ma tre anni, fossero anche quattro o cinque o sei o sette, su 34 di vita, mi sembrano matematicamente un po' pochini.

E, PURTROPPO, i conti non sono matematici: il negativo pesa di più del positivo. Non butto "via il bambino con l'acqua sporca" (perla di saggezza dello psicanalista che si faceva pagare 90 euro a seduta) ma non mi racconto neanche stronzate! :)


Lo stesso dicasi per il convenire sul fatto che la merda non si possa mettere da parte: parlavo di me, della mia situazione ("tutto vs. nulla"), non generalizzavo, non parlavo di te.
Molto banalmente, ripeti la logica di cui sopra per questo argomento e il gioco è fatto.

E la capacità di intendere e volere È proprio il dramma: non è che volere una cosa te la fa realizzare, anche facendosi forza e sobbarcandosi tutte le difficoltà del caso (e la mia psicologa disse che sono fin troppo cocciuto). Purtroppo, non è come in Maverick (se non l'hai letto, questo argomento è già trattato in un post che si intitolava «The Ace of Spades - Psichiatria 06», dove «The Ace of Spades» è proprio il titolo di una canzone del gruppo di Lemmy, la cui foto apre questo post. Coincidenze? Sì. :°D
Ed è proprio il combinato di capacità di intendere e volere con il vedersi tramontare di giorno in giorno a rendere tutto più estenuante e privo di senso. Lo dico serenamente.
E io, invece, nel caso, spero PROPRIO di tornare a farcela da solo. Caso remoto, ma la modalità per me è quella. Non è egoismo ma individualismo nell'accezione più anarchica, sana e buona del termine.
Ah, un'ultima cosa, prima di passare a un metacommento, per concludere in allegria sguaita ma fondamentalmente seria: «"Fallo per me". Era forse, inconsciamente, una preghiera [...]».
Ordini, preghiere, suppliche e affini solo sotto le lenzuola con me, grazie! :)
Fra l'altro, dici pure "Fallo per me", quindi io ti rispondo con accento romagnolo: "Ma volentieri, veh! Te lo do subito!". Perché sono generoso, molto generoso e, alla fine, ti faccio pure paradossalmente contenta nel fare qualcosa per qualcun altro. Ahahahahah! XDE no, non sto a citare Freud perché sarebbe una battuta di pessimo gusto. ;)


DICATVM MORITVRIS ha detto...

!-- Metacommento: mi fa comunque stranamente piacere questa conversazione: sei sensibile al punto giusto (chiedi scusa al momento giusto, non che io adori mi venga chiesto scusa, anzi!), scrivi bene e, nonostante siamo su posizioni diverse, è bello confrontarsi. Praticamente ho scritto quasi quanto per un post, fa' tu! XD --

DICATVM MORITVRIS ha detto...

Poscritto: no, non mi pare di aver provato con la terapia breve strategica. Forse ne fui oggetto durante un periodo in clinica di cui non ho scritto molto in questo blog perché avvenne più di un anno fa (e le cose da lì ad ora, nel periodo omologo, sono solo peggiorate, oggettivamente, e ciò mi fa salire ancora di più il porco demonio)
Ho letto qualcosa ora al volo, con la riserva di un'informazione rapida e all'impronta: come teoria mi sembra interessante, il fatto che sia stata concepita a Palo Alto e affinata da Watzlawick mi attizza (cose studiate in passato, sarei voluto diventare professore universitario in psicologia sociale, quando le cose andarono bene per un certo periodo).
Oltre a questo, mi attizza anche in sé, oltre al fatto che la trovo molto vicina alla mia forma mentis che dicono essere di pensiero laterale. Mi piacerebbe documentarmi ma la mia testa non riesce a reggere la concentrazione nella lettura. Pannolone, please!

Anonimo ha detto...

Ciao, rispondo alla tua domanda con un no, non sono eterodiretta (nel senso comune, etimologico, del termine): nessuno che sia altro da me mi dirige. Penso e agisco da me. E in una società come la nostra, ove la massa è per lo più eterodiretta credendo pure di essere autonoma (Orwell docet) ne sono particolarmente orgogliosa. Ma, se non ho capito male, intendevi il termine con un'accezione un po' diversa... anche il tal caso, però, la risposta è no: non ho bisogno di nessuno per agire. La cosa non mi sprona né mi inebria. Per dirla in termini aulici faccio quel cazzo che mi pare. D'altra parte, se uno dei miei figli avesse bisogno di un rene gliene darei uno, anche in caso di pericolo per me, la mia salute o la mia vita. E ti assicuro che il mio sano individualismo di norma mi spinge a tenere per me tutto ciò che mi serve. Vogliamo chiamarla eterodirezione? Sia pure. Ma senza spingersi così in là, mi capita pure di fare qualcosa "per gli altri" (e aggiungo senza la minima soddisfazione personale, perché anche azioni apparentemente altruiste possono essere ridotte a puro utilitarismo egotico). Avendo persone che mi amano, che si sbattono o si sono sbattute per me, mi capita di comportarmi, nei loro confronti, in modo da recar loro piacere. Se non altro per riconoscenza. Eterodirezione? Sia pure. Senso morale? Chissenefrega. Io la chiamo gratitudine e non ci sto troppo a pensare. Di più: sono convinta che le gesta "eroiche" di cui sono costellate l'epica e la storia dell'umanità, le azioni di coloro che hanno lasciato un segno profondo e foriero di cambiamenti essenziali sia a livello materiale che spirituale, vadano un po' più in là di un sano e positivo individualismo. Lo spirito di sacrificio, la dedizione totale o la rinuncia di sé per qualcosa di più grande (l'amore, un ideale, la giustizia, il progresso, la libertà...) esistono e si possono mettere in atto. Anche a costo di rinunciare al proprio ego. Ma, scusa, sto divagando. Tornando a noi, tempo fa ho letto "Ossessioni, manie, compulsioni" di G. Nardone. Dopo una breve panoramica su cosa sia la terapia breve, la sua efficacia ecc. riporta una serie di esempi pratici. Casi, anche gravi, trattati e risolti con questo tipo di approccio. Ok, un po' autocelebrativo magari, però per un momento mi era pure venuta la voglia di provare! Sai mai che funzioni davvero! Anche se poi, e qui forse sta il nocciolo della questione (della mia, ovviamente), se dovessi davvero "guarire" che farei? Horror vacui... Ciao!

DICATVM MORITVRIS ha detto...

WOW, risposta cazzutissima e fighissima (giusto per essere politically correct ;) ).Dovrebbero sempre essere così i confronti, anche fra posizioni diverse!!! FANTASTICO! Come Montanelli e Biagi in versione 2.0, ahahah! :) Serio (e faceto, non prendiamoci troppo sul serio - e dico di me).Anzi, forse non siamo neanche molto distanti.Anzi, fino a quel «Senso morale? Chissenefrega.» penso che siamo sovrapponibili quasi millimetricamente, anche se con colori diversi (un po' come si faceva alle elementari con la carta velina XD).Quella frase che ho messo fra caporali, fra l'altro, è proprio WOW. Ceffoni, mosh pit, modalità berserk... UORGH!
Sulla parte dell'epica, ti seguo un po' meno. Forse la discrepanza è più questione estetica (nel senso filosofico del termine) che altro. Pace! Forse è la "sprezzatura", la leggerezza nell'altruismo, il disinteresse, il contrario della manzoniana "carità pelosa": quello è bello, sì, è sublime.Ancor più bello quando lo si fa senza rendersene conto ma, appunto, non ci si rende conto di agire in quel modo. Di più: non si percepisce neanche la rinuncia all'ego. :)
Per l'aspetto terapeutico, troppi libri da leggere!!! Già la psicologa mi ha dato il compito a casa (che non sappia più neanche lei che pesci pigliare?) e poi c'è quello di Nardone e Watzlawick che adesso vedo se c'è in biblioteca o online... adesso mi segno anche quest'altro. Troppi troppi! :)
«Anche se poi, e qui forse sta il nocciolo della questione (della mia, ovviamente), se dovessi davvero "guarire" che farei? Horror vacui...»Hai colto il punto della questione. Hai colto il merdosissimo punto della questione.Ma, tanto, di cazzi ce ne abbiamo a iosa, per cui NON STIAMO A PREOCCUPARCI!!! EVVIVA!
P.S. Non è che le iniziali del tuo nome e cognome sono M e F, rispettivamente?Perché, se è così, ti invito a casa mia e ci facciamo una birra in cortile. Sarebbe un bel passo avanti, no? ;)

Anonimo ha detto...

Inizio dalla fine assestandosi una cocente delusione: le mie iniziali non sono M e F e il tuo cortile è un po' troppo distante per farci una birra insieme. Sono proprio una sconosciuta sconosciuta anonima anonima. Quanto al libro, poi, se già hai intenzione di leggerne uno sull' argomento, quello che ti ho suggerito io probabilmente sarebbe un surplus (ne ha scritti diversi il sig. Nardone e mi sono fatta l'idea che siano un po' tutti uguali... evidentemente i soldi non fanno schifo neanche a lui). Quanto al resto, poi, credo tu abbia ragione. Abbiamo molti punti in comune e, forse, alcune differenze. Mi sono fatta l'idea che quella principale sia data dal nostro diverso approccio alle stesse cose: psicologico il tuo, filosofico il mio. Approcci dettati probabilmente dalla nostra formazione (la quale, a sua volta probabilmente, è stata dettata dalla nostra stessa indole). A volte, poi, mi pare che sia semplicemente una questione di termini e rispettivi significati. Ci vorrebbe un semiologo per completare il quadretto! Comunque, stamane ho avuto questo pensiero: siamo nella stessa merda ma su posizioni diverse... il che, sulla prima, mi pareva molto ironico (e, in fondo lo è) ma anche quel tanto deprimente che basta... poi però mi è venuta in mente una storiella che mi ha raccontato mio figlio giusto ieri (trovare il significato o l'utilità delle coincidenze ha sempre il suo fascino... hi hi e qui ti sto esplicitamente punzecchiando!). Ora però devo andare a destare la suddetta prole quindi rimando il racconto a un'altra volta. Ciao!

Anonimo ha detto...

Tornando all'idea di quanto sia ridicolo dibattersi su posizioni diverse quando si sta sguazzando nella stessa merda, ti racconto la famosa storiella che forse forse mi può smentire. Due amiche rane saltellavano allegramente per i prati quando, avvicinatesi a una fattoria, cascarono dentro a un secchio di latte... i bordi erano lisci e scivolosi, e le rane non riuscivano ad uscire. Non restava loro altro da fare che nuotare a galla, per evitare di annegare... dopo un po' di tempo, una delle rane, annaspando disse "non c'è niente da fare, il nostro destino è ormai compiuto e io non ce la faccio più". "Non darti per vinta: continua a nuotare, sono sicura che qualcosa succederà, qualcuno verrà a tirarci fuori..." rispose l'amica. Lei, però, nonostante le suppliche, smise di nuotare e si lasciò annegare. La rana superstite, invece, nonostante fosse allo stremo delle forze, continuò a nuotare fino a quando sentì qualcosa di solido sotto le zampette: a furia di sbattere il latte era diventato burro. La rana poté spiccare un salto e fu salva... ok, non è esattamente latte ciò di cui stiamo parlando, però...

DICATVM MORITVRIS ha detto...

Ahahahahah! Apprezzo di più il tuo commento finale che non la favola in sé, la quale mi mette abbastanza mestizia per la rana affogata e per la sensazione di incubo - che è un po' quella che vivo tutti i giorni.
Interessante notare, però, che tu abbia scritto "Qualcuno verrà a tirarci fuori" e questo mi farebbe tornare ancora causticamente al discorso di ieri. Per oggi, però, ho avuto abbastanza discorsi e pensieri a fondo cieco, per cui passo la mano - niente asso di picche. Anzi, neanche passo la mano: non ho più le energie.

E, poi, al contrario del latte, la merda diventa secca solo quando sta al sole. Anche qui mi mancano le energie per sviluppare il pensiero.
Sulla formazione, sappi solo che la mia non è psicologica (sì, la psichiatra tanto carina mi ha chiesto se non avessi mai pensato a una carriera professionale in quel senso ma non è così). Sono laureato triennale in SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE XD e magistrale in comunicazione d'impresa (economia e comunicazione).
Adoro anche la semiotica e i processi di significazione ma sono troppo implicato nella discussione per potermi analizzare, questa volta, e per poter analizzare al contempo la costruzione condivisa di significati, le rispettive differenze e i vari metalivelli.
Chiudo sbugiardandoti clamorosamente, invece, per quanto riguarda la presunta cocente delusione sulle iniziali non combacianti. La cosa mi fa piacere dal punto di vista di analisi delle fonti di traffico (so anche di Google Analytics per quello che mi serve). *sorriso stanco*Come hai fatto ad arrivare qui?

Anonimo ha detto...

Non era mia intenzione rattristarti con la storia delle rane, io gli davo un altro senso nel contesto di questa stramba discussione... ma i sensi unici non mi sono mai piaciuti quindi va bene così. Non ti renderò partecipe dei miei processi mentali specifici quanto alla storiella, ma prima di chiudere l'argomento, ti dirò solamente che ho scritto "qualcuno verrà a tirarci fuori" perché la storiella dice così... eccheccazzo! Freud ti fa 'na pippa!! Le cose a volte sono più semplici di quanto crediamo... il che - è vero - spesso coincide con la banalità... forse è per questo che non accettiamo la spiegazione più semplice: non ci accontentiamo della banalità... ok divagazione chiusa. Anzi no, la riapro un attimo per dire che troppa analisi fa male (letteralmente, materialmente, spiritualmente e in tutti i sensi). Forse è per quello che si dice "hai il DONO della sintesi". La prossima volta soppeserò le parole con più attenzione (tu, nondimeno, prendile con le pinze). In ogni caso leggerti è piacevole e stimolante (quando non è deprimente) quindi puoi contare su di me come follower aficionada: non ha importanza come sono arrivata qui. Diciamo per caso. Che, poi, è la spiegazione più semplice ;-)

DICATVM MORITVRIS ha detto...

Brrrrr, l'immagine LETTERALE di Freud che mi fa una pippa... :S ( ;) )
Sì, calcavo un po' la mano, lo so.
Anzi, trattandosi di argomento scatologico, CACCAVO un po' la mano.
Concordo sull'iperanalisi nociva, concordo.
Ed è piacevole confrontarsi con te, seriamente.
Riusciamo a dividerci gli spazi e a evitare gli sconfinamenti ma senza limitarci a banali rapporti di buon vicinato. Mi piace.
Comunque, rinnovo la domanda sul come sei arrivata qui - questa volta cerco di essere io più preciso. Non mi serve semplicemente per baloccarmi mentalmente ma per capire come aumentare il traffico al sito, visto che mi piacerebbe farne un modo per ridurre il mio bilancio mensile in profondo rosso.
Dai, ti sto ADDIRITTURA chiedendo una mano. ;)

Anonimo ha detto...

Ok se proprio vuoi una mano sono arrivata qui tramite Facebook. Scrollando velocemente le pagine per cercare un post che avevo letto in precedenza mi è capitato di leggere "il tizio ics (uno dei miei contatti ovviamente) ha messo mi piace alla pagina ipsilon". Il titolo della suddetta pagina mi ha attratta (ho pensato che l'autore doveva essere un tipo in gamba),e quando ho letto il sottotitolo ho pensato "no vabbè qui mi tocca proprio andare a vedere". E così mi sono ritrovata a seguire il tuo blog. Ammetterai che la cosa è banale e poco poetica... ma in fondo sì, è semplice e se può farti generare ulteriore traffico la cosa mi fa piacere. Sul serio. Stavolta mi accontento della banalità.

DICATVM MORITVRIS ha detto...

Mi fa capire che c'è qualche possibilità che una persona arrivi alla fase finale del "consumer funnel" anche da abbastanza lontano, cioè che il mio blog non viene letto solo perché spingo il contenuto sul mio profilo Facebook privato ma c'è qualcuno che può arrivarci da ulteriori gradi di separazione.
Non è cosa poetica ma a me non sembra banale, anzi, mi attizza mentalmente quello che hai scritto riguardo a come ti sei sentita attratta dal blog. :)
(E anche stasera non si scrive un cazzo... :( Non perché stia bene ma per l'esatto opposto. Quanto mi farei una goccettina in più di Bromazepam... hmmmm...)

Anonimo ha detto...

Sì però se arrivano migliaia di utenti sul blog e non trovano niente da leggere se ne vanno! (Detto con il cuore che ride). E mi fermo qui perché gli altri pensieri sono deprimenti... mannaggia a me.

DICATVM MORITVRIS ha detto...

Beh, di merda (sia nel senso inglese volgare di "roba", sia proprio di "merda" in italiano) da leggere per i nuovi utenti ce n'è in abbondanza.
Per chi vuole rimanere aggiornato sulle nuove uscite, invece, c'è la bellissima funzione "I miei tic verbali - Ricevi gli aggiornamenti via email" in alto a destra in ogni pagina. ;)
Poi, il fatto che io non scriva sempre è proprio perché è una scrittura sincera. Vado, mi sta tornando la depersonalizzazione. Saluti...

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