giovedì 7 giugno 2018

La depressione è come il lutto

Uno dei due ingressi del cimitero del paese dove ho vissuto per 31 anni.

La depressione è come la sensazione che ti prende quando scopri che è morta una persona cara, solo che quella persona sei tu.

Non so se questa frase, in questa o in qualche altra forma, sia già stata scritta da qualcuno.
Nel caso, ditemelo: devo complimentarmi con l'autore per la precisione con cui ha saputo descrivere la depressione, perlomeno per come la vivo io.

So solo che questo paragone funziona molto bene, rivedendola alla luce di diciassette anni di depressione.

Ho scoperto che le cose funzionano così quando è morto un prozio in famiglia - per la mia testa era un "sostituto" del mio nonno paterno, morto quando ero ancora piccolo.

È stato lì che ho scoperto, ad esempio, che la depressione ti può cogliere in qualunque momento, magari anche mentre stai facendo qualcosa di bello o di gioioso o che poi ti farà sentire in colpa a posteriori come accadde allora, mentre guardavo delle belle ragazze della NABA passeggiare durante la mia pausa pranzo.

O come quando venni a scoprire che era morta mia nonna materna mentre stranamente ero in cortile qui a casa mia a rilassarmi, dopo aver abbandonato il lavoro che facevo e in piena estate e in pieno cambiamento di vita.

Ecco, così: metti che stai facendo qualcosa di bello, di piacevole, e arriva la depressione come una pugnalata alle spalle ricevuta durante un abbraccio.
Tutto quello che prima ti sembrava bello, piacevole, divertente, rilassante, tutto quello che sembrava dare un senso consapevolmente precario alla tua vita o a quei maledetti e sudati minuti di spensieratezza perde totalmente di senso: diventa vuoto grottesco, vuoto come un sacco che si affloscia, come un ramo verde le cui foglie si avvizziscono perché qualcuno lo ha avvicinato troppo a un fuoco.

E, così come il lutto, anche la depressione può arrivarti addosso come un muro in qualsiasi momento: non sai quando arriverà, sai solo che cerchi di tenerla lontana, di tenerti in movimento perché tenersi in movimento aiuta a tenersi in equilibrio come per una sorta di effetto giroscopio mentale... pensi di esserne uscito, pensi di essertela lasciata alle spalle MA RITORNA.

E allora passi la tua vita sempre come se dovessi sempre ricevere la notizia della morte di qualcuno di caro - ci sono stati dei mesi[, in diversi periodi della mia vita] in cui ho vissuto così, fuori di metafora, probabilmente per isomorfismo fra depressione e lutto, isomorfismo e sovrapposizione e scambio metonimico.
E questo senza ragione, senza fatti che potessero far sospettare della morte incombente di qualcuno. Etimologicamente e nella carne, è un incubo viverla così.

Potrei andare avanti. Vado avanti perché voglio esplorare. Il paragone sembra funzionare.

Quando muore una persona cara, vai avanti solo perché hai delle cose che ti costringono a farlo, come la preparazione delle esequie, e queste cose diventano, insieme, strazio del doversi strappare fuori da una condizione senza uscita e momentaneo sollievo del fare, del darsi da fare.

Quando sei in lutto, le parole di convenienza quasi ti fanno schifo, anche perché, poi, ti tocca pure rispondere e quella è l'ultima cosa di cui senti la necessità in un momento di lutto. Chi se ne fotte di un telegramma di un parente che non vedi da anni con una formula già scritta?

E, poi, devi stare a ripetere 100 volte la stessa cosa a 100 persone.
Oddio, con la depressione capita di doverla spiegare anche 100 volte alla stessa persona ma, effettivamente, da fuori non vedono che tu, dentro, sei già morto. Non è un'attenuante per loro e non è un conforto per te.
La sensazione di dover rimettere su il disco un'altra volta, però, è la stessa.

Anche il cercare una foto del volto che sia abbastanza realistica e abbastanza sopportabile e abbastanza recente è la stessa: il volto del defunto è in foto, il volto del depresso è nell'espressione che cerca di darsi quando va al lavoro, quando esce di casa, quando incontra qualcuno... non ha senso coinvolgere qualcuno in quel dolore incomprensibile, non ha senso parlarne perché non aiuta a risolvere.
Ha un qualche senso - ma è molto pericoloso farlo - parlarne con chi è passato attraverso lo stesso calvario, funziona solo se la cosa viene da sé. Altrimenti è un'autopsia grossolana su una persona immobile ma cosciente.
Feigned death.

Comporre la salma, sì, anche "comporre la salma" rimanda sempre al concetto qui sopra. Funziona.

E, ancora: quando si parla a una persona in lutto, non si dovrebbero fare battutine del cazzo, dare consigli del cazzo, lanciare accuse sterili e di fondamento. Si dovrebbe dire solo, al massimo: "Se vuoi, io ci sono."

Mi sarebbe proprio piaciuto vedere, quando è morto qualcuno dei miei cari - con rispetto per la loro memoria e per la loro anima, se credete in un aldilà - Mi sarebbe proprio piaciuto vedere se qualcuno avrebbe avuto il coraggio di uscirsene con frasi come "Oooh, come la fai tragica!" oppure "Hai provato a farti una passeggiata? Scommetto che ti passa tutto!" o "Dai, esci un po' con qualcuno e fatti una birra, così torna tutto a posto!" oppure "Sei tu che non fai abbastanza per uscire da questa situazione" oppure "Sono che càpitano a tutti: nella vita ci sono alti e bassi, si sa".
Probabilmente, chi avesse detto questo avrebbe visto come ultima cosa la mia testa avvicinarglisi a martello verso gli occhi, prima di svegliarsi col setto nasale fratturato.

O gli altri sarebbero intervenuti a gran voce e avrebbero allontanato il pirla dalla situazione. Questo sarebbe giusto.

Ecco, per la depressione, invece, non c'è decoro o dignità, non c'è forse neanche considerazione, spesso: o ridicolizzazione o stigmatizzazione.
L'unica differenza mi sembra questa.

E considerate che, nel mio caso (e intendo "caso" in senso strettamente clinico), la depressione è solo un disturbo secondario: non una patologia a se stante ma come se fosse, a sua volta, il sintomo di un'altra patologia primaria che si manifesta attraverso la depressione.
Tutto dire.


DICATVM MORITVRIS


P.S. Il cerchio si è chiuso stasera quando, dall'ennesima cazzata sfuggita al mio controllo, mi è crollato il mondo addosso. Ora vedrò se applicare questa "logica del lutto" aiuta o meno.
Penso di no. Aiuterebbe non essere in questa situazione, semplicemente.

Immagine di inizio post tratta da qui.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi pareva avessi già fatto questo paragone, ma non l'ho trovato. In realtà in un altro post parlavi della mancanza come lutto. Con un sillogismo mi viene da pensare che la depressione sia mancanza. Mancanza di energia, essenzialmente, e nostalgia ontologica di un "paradiso perduto". Bisognerebbe rendersi conto, in qualche modo, che l'energia c'è. Anche la materia, in fondo, non è che una forma di energia iper "condensata". Si tratta di riuscire a raggiungere livelli vibrazionali più "alti", più eterei. E il paradiso, se mai è stato perduto, non è detto che non si possa ritrovare... "basta cercare in tutti i posti, tranne dove non c'è" (cit.)
Sì sì brava, belle parole del cazzo. Provaci tu.
Già...
Ti abbraccio. Non mi viene nessuna formula di circostanza, ma mi dispiace che tu sia morto. Se hai bisogno, io ci sono...
A.a.s.s.

DICATVM MORITVRIS ha detto...

Proviamo con la fusione a freddo della mente! Quella dovrebbe funzionare! Oppure teniamo su il cervello fuso con un tokamak e ne estraiamo energia!

Che te ne pare? Oggi sono particolarmente stronzo, ovvero ottimista, e mi sono reso conto solo ora che non mi sono stati notificati molti commenti, altrimenti avrei risposto.

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