mercoledì 1 agosto 2018

Anni che non ritornano

Ritocco della mappa sismometrica tridimensionale e dello schema delle altitudini dell'oceano pacifico nei pressi della fossa delle Marianne.

Ieri sera, aprendo [l'anta del]la doccia per prendere il mio accappatoio rosa una volta che avevo finito di lavarmi, con lo sguardo perso fra il tappetino chiaro fuori, il bordo rialzato del box doccia e lo scarico, mi chiedevo che cosa otterrò da questi anni.

Sì, perché ormai è più di un anno che ho lasciato il mio vecchio lavoro nel fantastico mondo della comunicazione e mi ritrovo fondamentalmente disorientato, spaesato, continuamente spaesato, come se si dovesse per forza ricorrere ai punti cardinali ma questi cambiassero di continuo.

Se, fino all'inizio dell'anno, ero riuscito a costringermi con la forza e l'abnegazione a seguire le lezioni della scuola di massaggiatore capobagnino, poi la mia testa ha iniziato a non farcela più - i lettori più affezionati ricorderanno sintomi quali svenimenti, giramenti di testa e via discorrendo.

Ora, ieri sera, guardando quel cazzo di angolo fra il tappetino chiaro fuori, il bordo rialzato del box doccia e lo scarico, mi è sembrato di non aver ottenuto niente in oltre un anno e, anzi, il bilancio da un anno a questa parte mi sembra solo peggiorato.

Non parlo (solo) del bilancio economico, che - mi odio - è stato il primo a tornarmi alla mente guardando il fatidico angolo.
Il fatto che mi sia per prima cosa venuto in mente quello mi ha fatto anche incazzare acremente e istantaneamente con me stesso: è impossibile che la prima cazzo di cosa che ti venga in mente sia la questione economica.
ODIO il mio senso del dovere, ci sputerei sopra, se potessi, lo farei a pezzi e ci cagherei sopra.
ODIO il mio concepire la mia vita in senso strettamente economico e di "cose da fare". Contemporaneamente, non sembro riuscire a fare altrimenti, in fondo in fondo.

Certo, anche il fatto che io abbia parlato di "bilancio" dice abbastanza ma quello può essere anche un traslato.

No, lì in quella cazzo di doccia era proprio conto economico e stato patrimoniale. Bravo stronzo che hai preso 30 all'esame di economia aziendale e bilancio e adesso sei qui, sperso più che mai!

Ma tralasciamo il bilancio economico in rosso continuo - continua ancora a bruciarmi il fatto che mi abbiano truffato [in un momento di derealizzazione], tramandatelo agli annali.

Cosa ho imparato da un anno a questa parte? Cosa posso dire di aver fatto mio [e che] posso utilizzare per costruire, anche pian piano (ma il mondo, intanto, non si ferma...), cosa posso utilizzare per costruire giorno per giorno me stesso?

"Giorno per giorno" continua a restare un orizzonte temporale bello tosto per me: non so a che ora riuscirò ad alzarmi la mattina, non so se avrò successivi crolli (oggi alzato alle 10 dopo 8 ore di sonno non bellissimo ma mi hanno preso i giramenti di testa fino all'una), non so a che ora mi riprenderò dai crolli, non so cosa fare per dare un senso alle mie giornate (ridicolo [e, insieme, noioso] passatempo in attesa della morte).

Ho conosciuto nuove persone? Sì, una, e molto cara, intelligente e sensibile, anche. Vive a nonvogliofareilcalcolodeichilometriapprossimativiguardandogooglemaps.
Ho conosciuto anche i miei compagni di scuola ma il rapporto è, ovviamente, diverso e si è mantenuto sì e no con alcuni.

(Mi viene in mente la psichiatra tanto carina, che, una volta, quando il discorso con lei prese una piega simile a questa, mi chiese con una gentilezza, una delizia ed un calore umano eccezionali se io non pensassi che io dovessi trovarmi una ragazza.
Fu dolcissima la psichiatra tanto carina ma, come già scritto ieri, non sono nelle condizioni.)

Dovrei partire dall'essere già nelle condizioni o, perlomeno, che mi sia dato il kit dei pezzi da montare con le istruzioni, come nei Lego Technic. Ero bravissimo da bambino coi Lego Technic.

Fondamentalmente, nella mia mente, quello che manca è ciò che fanno i genitori nei confronti dei figli: iniziare a spianargli la strada. Non muovere le gambe al posto loro, no no no! Insegnargli a camminare, dargli i fondamenti per muoversi bene. Ecco, quello.

Nella mia mente, tutto questo sembra essere stato graffiato via, strato dopo strato ma in modo continuo, tempo dopo tempo, dall'estate scorsa ad oggi.

Dovrei essere un po' il genitore di me stesso, peccato che io sia un po' troppo Anna Maria Franzoni.

Non so se ho imparato, non so se ho imparato, non so nemmeno se ci sia stato qualcosa da imparare, in quest'anno: io so solo che mi sono impegnato, che mi sono spremuto, spremuto fino a non reggermi letteralmente più in piedi e ora avrei bisogno di un letargo.

Un anno fa ero un bel ragazzo che, di tanto in tanto, si pisciava addosso perché aveva quella che poi si sarebbe scoperta essere vescica neurologica.
Ora sono quello stesso ragazzo, ingrassato per via dei farmaci e della sedentarietà cui il corso della sua mente lo ha portato e da cui non può ancora uscire per via della vescica che sente anche i tombini in mountain bike, che non si piace oggettivamente più e che cerca di dimagrire chi sa per cosa.

Mi sono venuti i tic e li sto forse perdendo di nuovo (un anno fa non mi sarei semplicemente nemmeno dovuto porre il problema).

Sono stato in preda alla fame compulsiva e forse ne sto uscendo (un anno fa non mi sarei semplicemente nemmeno dovuto porre il problema).

Un anno fa, semplicemente, pensavo di aver toccato il fondo e di essermi dato lo slancio per risalire e, invece, ho scoperto che quello non era il fondo.

Il guaio è che c'è qualcosa in me che mi dice che neanche questo è il fondo. Lo dico intuitivamente. Non mi lascio andare alla mia parte calcolatrice e previsionale, altrimenti è già subito la fine.


L'immagine in apertura di questo post è tratta da questa pagina.

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